Vera Vigevani Jarach emoziona i giovani del Newton e del Pertini

E’ stato un grande successo, agli istituti Pertini e Newton di Camposampiero, l’incontro con Vera Vigevani Jarach dedicato alla memoria. L’evento, organizzato dal tavolo degli assessori e promosso dalla nostra giornalista Martina Mazzaro, cittadina di Villanova di Camposampiero, e dall’assessore alla cultura Federica Carraro, fa parte della rassegna del programma “Memoriae”, che proseguirà durante queste settimane nei Comuni del Camposampierese.
Alle 10 la palestra era gremita di studenti, ansiosi di conoscere la loro ospite. L’incontro è stato aperto dalla preside dell’Istituto Newton, Mariella Pesce, e della preside del Pertini Nadia Vidale. «I ragazzi hanno bisogno di comprendere temi rilevanti come quelli legati al giorno della Memoria e del Ricordo, per capire appieno la storia passata, quella presente e la prospettiva futura – commenta l’assessore alla cultura Federica Carraro -.  Lo stimolo proposto dal tavolo degli assessori alla cultura, sempre attento anche alle tematiche giovanili, è stato quello di proporre un'ospite come Vera Vigevani Jarach, con un carico di forza e di tenacia incredibili, affinché lasciasse un segno indelebile, un messaggio forte. Personalmente è stato un onore poterla seguire in questa sua esperienza nel nostro territorio. Il Comune di Villanova di Camposampiero, infatti, ha avuto l'opportunità di essere capofila per questo incredibile evento, reso possibile anche dalla sensibilità dei dirigenti scolastici e dei docenti degli istituti superiori, sempre attenti alle proposte culturali che promanano dagli undici Comuni della Federazione». Anche il sindaco di Villanova Cristian Bottaro, ex studente del Pertini, si è lasciato travolgere dall’emozione: «Non ci crederete, ma sono uno di voi! Tutti noi abbiamo voglia di pensare ai bei momenti, al nostro futuro più che agli errori, ai crimini commessi da altri. Certamente ci dobbiamo impegnare, tutti insieme, a diventare bravi a scuola e poi nel mondo del lavoro, ma dobbiamo impegnarci a diventare anche dei bravi cittadini: solo così miglioreremo noi stessi e quindi il mondo».
Per anticipare l’intervento della signora Vigevani, è stato proiettato un filmato che rappresentava Vera ospite a Che tempo che fa con Fabio Fazio: «E’ la prima volta che durante un incontro mi capita di ascoltare la mia voce, di riflettere su quelle parole, di vedermi in uno schermo – ha commentato emozionata Vera -. Il popolo, la gente, ma soprattutto i giovani, è a loro che voglio dare un messaggio: a quelli che sono oggi qui, e a quelli che mi vedranno.  Io penso che a volte ci siano delle avvisaglie, bisogna rendersi conto che c’è qualcosa che non va. Per questo non bisogna mai distogliere lo sguardo, non bisogna stare in silenzio. Il modo migliore per vincere ogni battaglia è parlare, parlare per non dimenticare».
Vera è la donna che nella sua vita dovette superare i più terribili mali causati dall’uomo. Nasce nel 1928 a Milano, e all’età di dieci anni deve fuggire in Argentina per scampare alle leggi razziali contro il popolo ebraico, che le impediscono di andare a scuola e di avere una vita normale. Suo nonno, invece, viene deportato ad Auschwitz. A Buenos Aires, la giovane Vera deve affrontare la dittatura Videla. Una “guerra sporca”, come viene chiamata, caratterizzata dalla violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione, che ha distrutto la vita di troppi civili, ricorrendo alla tortura, agli omicidi, alle sparizioni. E la giovanissima Franca Jarach, figlia di Vera e del marito Giorgio, è una delle tante “desparaecidos”. Franca scompare il 26 luglio 1976, all’età di diciotto anni. Di lei non si è saputo più nulla fino a poco tempo fa: «Mia figlia è stata catturata e gettata viva da un aereo», racconta la madre. E assieme a Vera, tante madri e nonne di queste giovani vittime si riunirono in un grande gruppo conosciuto come le Madres de Plaza de Mayo.
Il fazzoletto che Vera porta sempre con sé, è diventato il simbolo del suo viaggio per dar voce anche alle altre Madres argentine. Franca è la figlia di tutti noi, e la sua storia deve farci capire che la nostra voce è l’elemento più importante per far sì che il passato non si ripeta, che gli errori siano compresi, superati, e mai dimenticati. «E’ stato molto bello vedere così tanti studenti, al termine dell’incontro, che sono rimasti in fila per avere la possibilità di parlare ancora con Vera, per farle alcune domande – commenta Martina -. Mente riordinavo le mie cose, un ragazzo mi ha fermato e ci ha ringraziato per l’occasione che gli abbiamo dato. Sono rimasta ancora una volta senza parole: sono sicura che i giovani, con la loro sensibilità, faranno oro delle parole ascoltate venerdì, e saranno più consapevoli della bellezza che può portare il bene, della sua forza per aspirare ad un futuro migliore».
La giornata si è conclusa nel cortile dell’Istituto con una pianta di mirtillo: in ogni posto dove Vera si reca, le piace piantare un fiore. Ogni terreno è fertile per far nascere un germoglio.

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