Toschi: «A innovazione, sostenibilità e interconnessione è necessario aggiungere la “c” di coraggio»

«Innovazione, sostenibilità, interconnessione sono le tre leve strategiche per la ripresa e su cui costruire una grande alleanza tra pubblico e privato. Ma io ne aggiungerei una quarta: coraggio». Parola di Gianluca Toschi, ricercatore dell’area studi economici Fondazione Nord Est, intervenuto il 21 maggio scorso al teatro Rossi di Borgoricco alla nona edizione dello Union Day, sulla scia della relazione di Gianni Marcato, portavoce del Coordinamento Categorie Economiche del Camposampierese (Confindustria, Ascom, Cia, Cna, Coldiretti, Confcooperative, Confesercenti, Upa).
Perché, professor Toschi, serve anche il coraggio per imboccare la strada della ripresa economica?
Il mio invito parte da alcune considerazioni di scenario. La prima: abbiamo scuole che sono in grado di fornire una preparazione altamente qualificata. La seconda: test europei collocano gli studenti del Nord Est tra i più preparati d’Europa. Abbiamo, quindi, una scuola all’altezza e dei ragazzi in gamba.
Poi?
Le sfide che dobbiamo affrontare, in particolare nel settore manifatturiero, hanno bisogno di reti, di connessioni e di infrastrutture diverse da quelle del passato. Tutti questi elementi mi portano ad aggiungere alle tre leve proposte dal categorie economiche del Camposampierese – innovazione, sostenibilità e interconnessione – una quarta: il coraggio.
Chi dovrebbe esercitarlo?
I giovani, innanzitutto. Devono trovare il coraggio di spingere, di farsi largo, di pretendere più spazio.
Magari qualcuno persino sgomita, ma finisce spesso a sbattere contro tanti muri.
Per questo è necessario che gli imprenditori diano fiducia a questi ragazzi, e prenderli con loro.
Chiede il coraggio di rischiare?
Sì, anche di rischiare, dando più autonomia ai giovani. Mettendo in preventivo che possano fallire. Perché l’innovazione comporta sempre dei rischi.
Chi altro va coinvolto?
Le istituzioni, gli amministratori locali. Siamo in un mondo completamente nuovo, dove è necessario il coraggio di puntare su investimenti diversi da quelli che si facevano nel passato.
Lei cosa suggerisce?
Sicuramente è necessario spingere sulla banda larga, ma contemporaneamente avere una visione più ampia, diversa, del territorio. Basta guardare una carta geografica che riporta gli insediamenti produttivi per rendersi conto dell’interconnessione tra la metropoli milanese ed il Nord Est.
Qui dove sta qui il coraggio?
Nell’alzare la testa, nel ragionare e nell’affrontare le sfide, decisamente più impegnative, imposte da questo nuovo e più ampio contesto. Indirizzando coerentemente gli investimenti.
Cosa frena, oggi, il coraggio dei giovani, degli imprenditori e dei politici?
Ho l’impressione che la crisi abbia avuto l’effetto di una doccia fredda: ci si blocca, si resta fermi.
Invece?
Invece è arrivato il momento di fare il primo passo, di scuotersi, di muoversi, di riprendere il cammino.
Su quali strade?
Quelle del manifatturiero, sicuramente, per il nostro territorio. L’importante è che ci si muova con la consapevolezza che il contesto è nuovo, inedito, e che per affrontarlo, esplorarlo, serve anche, forse soprattutto, un po' di coraggio.

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