Parole che uniscono, parole che dividono

Quanto siamo chiari con gli altri e con noi stessi nella comunicazione quotidiana? Quando la comunicazione riesce a metterci in connessione con gli altri, e quando invece ce ne separa? Due domande la cui risposta ha condotto i presenti in un breve ma intenso viaggio nelle parole e nei pensieri che creano opportunità d'incontro e di condivisione, e in quelli che invece innalzano barriere. L'incontro, svoltosi in villa Campello a Camposampiero, intitolato “Parole che uniscono, parole che dividono” è stato condotto e organizzato da Marcello Bernacchia, insegnante di filosofia e scienze umane e presidente dell'associazione culturale Dialogo in collaborazione con il circolo Auser e la libreria Costeniero per riflettere sulla comunicazione e la qualità delle relazioni.
Il relatore ha approfondito il tema secondo i principi della Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg, psicologo statunitense morto l'anno scorso all'età di 81 anni, che negli anni Sessanta ha iniziato a elaborare la comunicazione empatica per evitare i conflitti. “Quando pensiamo al termine 'violenza' - ha speigato - pensiamo a qualcosa che è evidente nella comunicazione, ad esempio usare un tono aggressivo o l'utilizzo di parole pesanti. Ma in realtà ci sono molti aspetti nella comunicazione che nascono da un uso non corretto del linguaggio e che sono in grado di creare violenza interrompendo il legame e la connessione fra le persone. La comunicazione può intraprendere due percorsi possibili alla Sliding Doors, sta a noi decidere se prendere la via preferibile, non violenta, o quella non consigliabile, violenta”.
La comunicazione è nata per cercare soluzioni ed evitare conflitti, quindi da tenere bene a mente sono i quattro punti chiave della comunicazione nonviolenta. “L’osservazione, ovvero dire ciò che osservo. Quando parliamo evitiamo di esprimere un giudizio o una valutazione. Esprimere i miei sentimenti, ovvero dire ciò che sento. I sentimenti forniscono delle informazioni sul nostro grado di benessere ed esprimerli migliora le relazioni perché gli altri non possono sapere quello che viviamo se noi non lo esprimiamo. I desideri, che sono all’origine dei sentimenti, ovvero esprimo i bisogni, i desideri insoddisfatti, la presa di coscienza e la verbalizzazione dei bisogni che nascono dai sentimenti. Domandare ciò che desidererei che l’altro mi facesse per rendere la mia vita più bella. Dire ciò che avviene in noi attira uno sguardo di benevolenza. E’ bene essere coscienti delle nostre percezioni, dei sentimenti, dei bisogni ed essere capaci di formularli. Ed è bene esprimere ciò che vogliamo con un linguaggio d’azione positivo, evitando di impiegare formule vaghe o astratte. Chi invece è nella fase di ascolto, sempre secondo i principi della comunicazione nonviolenta, riceve con empatia quello che avviene nell’altro senza ascoltare le critiche o i rimproveri”. Imparare la comunicazione nonviolenta richiede dei percorsi specifici, e l'incontro ha voluto sollecitare la curiosità dei presenti per riflettere insieme su quello che può passare inosservato.
Per approfondire: "Le parole sono finestre [oppure muri]" di Marshall Rosenberg per Esserci edizioni.

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