La figura e l’opera di Leone Wollemborg. Un piccolo genio dal cuore grande

E' impossibile non notare villa Wollemborg a Loreggia, situata lungo la strada regionale 307. Ma forse è possibile non conoscere la storia del grande personaggio da cui ha preso il cognome. Il circolo Auser di Camposampiero ha invitato, in sala Filarmonica, Ruggero Marconato per parlare de “La figura e l'opera di Leone Wollemborg”, nonché autore dell'omonimo libro e curatore della visita alla villa e al parco, costruito dal celebre Giuseppe Jappelli, che si terrà mercoledì 25 maggio.
Leone Wollemborg, primo di quattro figli,nacque a Padova da genitori ebrei provenienti dalla Germania nel 1859, in quella che oggi è sede del dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Padova, e morì  a Camposampiero nel 1932. “E' un personaggio di elevatissimo spessore, il più importante uomo politico dell'Alta Padovana da centocinquant'anni a questa parte – ha detto il relatore –. E' considerato un piccolo genio, visto anche che si è laureato in giurisprudenza in tre anni all'età di 19 anni, e un uomo dal cuore grande”.
La famiglia Wollemborg acquistò la villa di Loreggia nel 1870 dagli eredi dei Polcastro, comprando non solo la villa e il parco, ma tutte le proprietà agrarie dei rivenditori, circa cinquecento campi sparsi nel paese. Leone aveva 11 anni quando la famiglia si trasferì e, quando suo papà venne a mancare, gli lasciò in eredità 480 mila lire. “Sembrerà una somma irrisoria – ha precisato Mrconato - ma a quel tempo una giornata di lavoro valeva una lira. Suo padre era un usuraio, e se consideriamo tutte le proprietà in loro possesso, Leone poteva benissimo vivere di rendita, ma scelse di aiutare il prossimo”.
Il 15 agosto del 1883 fondò le casse rurali, cooperative di credito per piccoli agricoltori. “La prima venne fondata a Loreggia, la seconda a Trebaseleghe e, nel giro di quattro anni, erano già una decina. Con questo meccanismo dimosrò di avere inventato lo strumento giusto per andare incontro ai bisogni della povera gente e sei anni dopo, il ministero dell'agricoltura gli conferì la medaglia d'oro per i meriti”.
Nel 1890 venne eletto deputato nel collegio di Cittadella, nel 1892 contribuì alla caduta di Giovanni Giolitti per lo scandalo della Banca Romana, nel 1898 diventò sottosegretario alle Finanze e nel 1901 ministro delle Finanze con lo scopo di promuovere la riforma tributaria. “In sei mesi la riforma era pronta, ma siccome prevedeva di trasferire il peso fiscale dalle classi povere alle classi più agiate, venne bocciata, e così Wollemborg si dimise dalla carica di ministro ed tornò a Loreggia, continuando a fare il deputato”.
A Leone Wollemborg si deve la legge "Provvedimenti per agevolare lo smercio del chinino" del 23 dicembre 1900 , una legge che ebbe molta risonanza soprattutto nel mondo contadino, dove dilagava la piaga della malaria di cui intendeva combattere le cause e prevenire le conseguenze per debellare la malattia in Italia. “Prevedeva la vendita del chinino non solo in farmacia, ma nelle tabaccherie, nelle drogherie, ed a prezzo bassissimo, in maniera che il medicinale arrivasse dove più necessitava, non solo nei grandi paesi, ma anche nelle frazioni”.
Un'altra legge da lui proposta, ma non approvata, nel 1908, mentre in parlamento si discuteva della riforma delle linee ferroviarie, consisteva nel costruire la linea Ostiglia Treviso. “Un'argomentazione complessa prima di tutto di carattere militare, perchè Wollemborg sapeva che l'Austria stava rinforzando il confine in previsione di un'eventuale guerra, e di carattere economico, perchè avrebbe attraversato le campagne più fertili di tutto il Veneto, e sarebbe stata un aiuto per la commercializzazione dei prodotti agricoli del Veneto, della Lombardia e dell'Emilia... Aveva visto lontano - ha sottolineato il relatore -. E come è ben noto, l'Italia è entrata in guerra contro l'Austria, e solo allora si sono accorti di quanto quella linea sarebbe stata utile. Infatti la legge dell'Ostiglia Treviso è stata approvata nel 1919, un anno dalla fine della prima guerra mondiale”.
Nel 1913 non firmò il "Patto Gentiloni", per l'appoggio elettorale dei cattolici e successivamenteaccettò la nomina di senatore solo su proposta di Antonio Salandra, proposta che aveva rifiutato per coerenza da Giovanni Giolitti.
Nel frattempo, nel 1903, si sposò con Alina Fano, di origine ebraica. “Non riuscivano ad avere figli – ha raccontato – e dopo nove anni la moglie andò a Padova da Sant'Antonio, con l'impegno che se fosse rimasta incinta, lei e il bambino si sarebbero convertiti. Il mese dopo aspettava un bambino, e nel 1912 ncque  il primogenito, Leo Wollemborg e il papà, per festeggiare la nascita, creò un libretto postale per tutti i bambini nati nello stesso anno a Loreggia”.
Quando Leone morì, la vedova e il figlio istituirono una fondazione per andare incontro alla gioventù di Loreggia, donando la scuola materna. “Leone aveva già donato molti terreni al comune per opere pubbliche, come il terreno per la scuola media, per le scuole elementari sulla strada di Loreggiola e il campo sportivo dietro la chiesa. Aveva un cuore grande e generoso”.
Il figlio Leo Wollemborg morì a New York nel 2000. E' stato un giornalista, scrittore italiano e commentatore politico. “Ha dovuto lasciare l'Italia nel 1939 a causa delle leggi razziali fasciste – ha spiegato - per poi tornare a Roma e iniziare l'attività di corrispondente per il Washington Post. Ha anche recitato in un film di Alberto Sordi, Guglielmo il dentone”.
Nel 1970 vendette tutto. La villa e il parco furono acquistati dal signor Adriano Gomiero di Padova, che prematuramente scomparso, le lasciò in eredità alla moglie e ai figli che continuano l'attività di antiquariato.
Per approfondire la storia della villa e del parco, il ritrovo è mercoledì 25 maggio alle 15 davanti alla villa e alle 17 seguirà il rinfresco nell'area picnic dell'Ostiglia a Loreggia in occasione della chiusura del ciclo di incontri culturali.
Per motivi organizzativi prenotare al numero 346 6305974.

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