Il Veneto centrale. Due quartieri, un’unica area metropolitana

Indossato l’abito dismesso di ente di secondo livello e sopravvissute alla ghigliottina del referendum costituzionale, le Province vivono un presente incerto e un futuro tutto da scrivere. Il tema, per la verità, non appassiona, anche perché le dinamiche economiche e sociali ridisegnano la geografia dei territori con solchi ben più profondi dei fittizi e superati confini amministrativi. Ne è convinta la fondazione “Palazzo Festari” di Valdagno, che da alcuni anni, in collaborazione con Unioncamere Veneto, ha individuato e monitora una “super provincia”, o meglio, un’area metropolitana da 3,5 milioni di abitanti, che nel cuore del Veneto unisce i territori di Padova, Vicenza, Treviso e Mestre. Un’area così nitida e palpabile nelle sue dinamiche, da evidenziare due grandi super-quartieri. Il primo, a nord, nella grande zona manifatturiera dell'area pedemontana veneta, chiamato "Venice Manifacturing District" (in blu nella mappa), che parte dall'ovest vicentino e arriva ai confini tra Treviso e il Friuli, e che ha "nodi" forti a Valdagno, Schio, Thiene, Bassano, Montebelluna e Conegliano. Il secondo, a centrosud, chiamato "Downtown Venice" (in rosso, più i bianchi attorno),  è quello dei servizi commerciali- culturali- finanziari, centrato soprattutto sulle quattro città capoluogo.
I numeri. L’esistenza di questi due grandi quartieri emerge dalla ricerca presentata il 15 dicembre dal scorso da Paolo Gurisatti, presidente della fondazione. Nell’analizzare la congiuntura economica tra giugno 2015 e giugno 2016, emerge chiaramente la vocazione e la complementarietà dei due “quartieri” metropolitani, che registrano complessivamente 26 mila nuovi posti di lavoro. Da una parte, infatti, su 100 nuovi posti di lavoro nell'industria manifatturiera nelle quattro province di Padova, Vicenza, Treviso e Venezia, ben 71 (quasi tre su quattro) sono creati dall'industria della pedemontana veneta, cioè dal Manufacturing District, e solo 29 dalle città capoluogo del "Downtown Venice". Viceversa, nel quartiere "servizi" ogni 100 posti di lavoro di vario tipo che vengono creati, ben 91,4 riguardano le imprese di servizi. Il saldo occupazione regionale è positivo, con un totale di 37.174 addetti che segnano un aumento pari al 2,3% in un anno. Più in dettaglio, Downtown Venice fa registrare 23.796 addetti (+3,2%) mentre a nord ovest invece il saldo è pari a 8.975 addetti (+2,2%). Se si prende in esame il solo manifatturiero il trend si inverte nei due quartieri. A sud-est infatti il saldo è di 2.057 addetti (+1%), mentre nella fascia pedemontana la crescita è del 2,7% (saldo occupazionale di 5.027 ad - detti). All’interno delle diverse Intese programmatiche d’area (Ipa) del quartiere manifatturiero, tra le più dinamiche in termini di incrementi occupazionali c’è anche il Camposampierese, con un + 1,5% in generale e un +3,8% in mani - fattura.
L’analisi. «Il report della Fondazione Festari – ha osservato il sindaco di Valdagno, Giancarlo Acerbi – dimostra come la concezione di una suddivisione territoriale per province sia ormai da ritenersi superata e si vada sempre più verso aree vaste con caratteristiche omogenee all’interno della regione metropolitana veneta. Osservando poi la mappa del territorio oggetto dell’analisi, emerge ancor più chiaramente come la direzione futura da percorrere sia quella dei processi integrativi che potranno trovare terreno più fertile una volta completata la nuova superstrada pedemontana». «La mappa che ci restituisce questa analisi – ha aggiunto il presidente della Fondazione – è quella di un territorio metropolitano ancora inconsapevole, composto da due quartieri che vanno sempre più specializzandosi e che devono trovare la strada per convivere».
La strategia. Il messaggio di Gurisatti è chiaro: il futuro sta nel favorire la fusione anche amministrativa (anche per sanità, trasporti, turismo e altro) di un grande "Veneto centrale" che punti a difendere e organizzare prima di tutto la sua grande area industriale pedemontana. E che governi i suoi due super-quartieri «come segmenti complementari di un medesimo spazio unitario» che diventi «una regione metropolitana di classe mondiale».

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