Fonderia Anselmi. Emissioni nella norma

Sono risultati che rassicurano quelli rilevati dall’indagine epidemiologica sull’impatto ambientale e sanitario delle emissioni della Fonderia Anselmi di Camposampiero condotta dall'Ulss 15.
Le emissioni sono nella norma. Nessun aumento di patologie respiratorie e cardiache per i cittadini residenti nei pressi della fonderia. A dirlo sono i dati sullo stato di salute della popolazione residente che emergono da uno studio condotto dal “Gruppo Gis” dell’Azienda Ulss 15 in collaborazione con il Laboratorio di Sanità Pubblica e Studi di Popolazione dell'Università di Padova e con il Servizio controllo ambientale dell’Arpav di Padova. L’indagine epidemiologica, che ha riguardato 433 persone, 285 residenti nel comune di Camposampiero, 101 nel comune di San Giorgio delle Pertiche e 47 nel comune di Santa Giustina in Colle, è stata avviata qualche anno fa per rispondere alla crescente preoccupazione dei cittadini di Camposampiero rispetto ai possibili rischi per la salute provocati dalle emissioni in atmosfera della fonderia.
Lo studio ha avuto l’obiettivo di verificare eventuali effetti a lungo termine sulla salute dei cittadini residenti intorno allo stabilimento produttivo, considerando l'esposizione alle emissioni in atmosfera. “L’aspetto più importante dell’indagine – ha sottolineato Domenico Scibetta, commissario dell’Ulss 15 che ha provveduto ad inviare la relazione al sindaco di Camposampiero – è che i dati dimostrano che nel periodo analizzato nella popolazione residente non è stato registrato alcun aumento delle malattie respiratorie e cardiovascolari dei cittadini residenti nella zona di controllo. Ma soprattutto non vi è differenza di dati rispetto al resto dei residenti nell’intero territorio dell’Ulss dell’Alta Padovana”.
Lo studio, utilizzando dati ambientali e sanitari disponibili, ha permesso di valutare l’andamento spazio temporale delle principali patologie nel periodo 2001-2012 nei residenti nell’area di maggior ricaduta degli inquinanti.
Il Servizio controllo ambientale dell’Arpav, utilizzando i risultati di 139 analisi sulle emissioni della fonderia Anselmi effettuate negli anni 2004-2013, sia emissioni puntuali dai camini sia emissioni diffuse da alcuni reparti segnalati come critici, ha costruito un complesso modello di dispersione e ricaduta delle emissioni su base annua, suddividendo il territorio in aree di isoconcentrazione delle polveri sottili (PM10). Il particolato fine rappresenta uno degli inquinanti con maggior criticità che viene utilizzato come tracciante dell’inquinamento atmosferico e come indicatore delle relazioni tra inquinamento atmosferico e salute. 
Con il modello di dispersione degli inquinanti, l’area di ricaduta delle polveri è stata quindi suddivisa in fasce di concentrazione decrescente di inquinante permettendo, attraverso il sistema di georeferenziazione attivo nell’Ulss 15, di identificare le persone potenzialmente esposte.
Nel periodo analizzato, le persone potenzialmente esposte alle ricadute delle emissioni dell’azienda sono risultate mediamente pari a 433, 285 persone di Camposampiero, 101 di San Giorgio delle Pertiche e 47 di Santa Giustina in Colle.
Il valore massimo di concentrazione media annuale è risultato pari a 14 μg/m3 misurato in corrispondenza del limite sud-ovest del perimetro dello stabilimento.  Dato che il limite di legge previsto dal Dlgs. 155/2010 per la media annuale è di 40 μg/m3, si è evidenziato che l’impatto nella zona prossima alla fonderia risulta essere pari al 35% del valore di limite annuale. La concentrazione misurata diminuisce molto rapidamente con la distanza dall’impianto; a 500 m scende sotto 5 μg/m3 e oltre 1 km di distanza sotto 1 μg/m3.
L’analisi dei dati sanitari è stata possibile attraverso la costruzione del Sistema Epidemiologico Integrato mediante l’attiva collaborazione fra l'Ulss 15 e la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Padova, diretta dal professore Vincenzo Baldo.
Le patologie indagate riguardano principalmente malattie respiratorie e cardiovascolari, che rappresentano quelle direttamente coinvolte all’esposizioni ad inquinanti atmosferici, e la loro frequenza è stata stimata mediante l’incrocio di tutte le fonti sanitarie correnti presenti nell’Ulss ovvero utilizzando i certificati di morte, le Schede di Dimissione Ospedaliera, le prescrizioni farmaceutiche e le esenzioni dal ticket.
La metodologia utilizzata ha previsto il confronto della frequenza delle patologie nei residenti nelle varie aree di esposizione con quelle dei residenti del resto del territorio dell'Ulss 15, 250.000 abitanti, ed ha permesso di stimare la frequenza della cardiopatia ischemica, dell’infarto acuto del miocardio, della broncopneumopatia cronica ostruttiva, dell’asma e delle malattie polmonari cronico ostruttive.
L’analisi dei dati ha evidenziato che le patologie polmonari e le patologie cardiache studiate nella popolazione residente nelle varie aree di isoconcentrazione identificate dall’Arpav non presentano differenze significative rispetto alla popolazione dell’intera Ulss 15, anche se bisogna comunque evidenziare come nell’area analizzata vi sia un lieve aumento di casi di asma e di malattie polmonari croniche ostruttive, date dall’unione dell’asma e della broncopneumopatia cronica ostruttiva, nella popolazione esposta. Gli approfondimenti eseguiti dal Dipartimento di Prevenzione hanno evidenziato come tale eccesso fosse legato ad un cluster familiare di asma allergico ai pollini.
Gli studi di epidemiologia ambientale risultano complessi anche come conseguenza della complessità dell’inquinamento atmosferico e dalla presenza di numerosi disturbi aspecifici, che sono legati ad altre fonti di inquinamento, come ad esempio il traffico veicolare, le emissioni di altre industrie, le emissioni da riscaldamento domestico e agli stili di vita individuali, esempio il fumo.
Le problematiche sono anche correlate alle dimensioni ridotte della popolazione interessata dalla ricaduta delle emissioni e allo spostamento della popolazione all’interno o all’esterno dell’area di esposizione (per esempio, è possibile che qualcuno trascorra la maggior parte del proprio tempo per studio o lavoro fuori dalla zona a rischio pur essendoci residente).
I dati rilevati dall’Arpav stimano come valore massimo della media annuale di concentrazione di PM10  13-14 μg/m3, valore al di sotto del valore limite medio annuale di 40 μg/m3 previsto dalla normativa vigente, decreto legislativo 155/2010. I dati a nostra disposizione evidenziano come non vi sia stata esposizione duratura nel tempo ad inquinanti nella popolazione abitante anche nella zona più adiacente alla fonderia, tale da rappresentare un rischio per la salute.
Possiamo quindi serenamente dichiarare che l’analisi descrittiva condotta utilizzando i dati sanitari delle malattie respiratorie e cardiache, non ha registrato un aumento della morbosità nei cittadini residenti nelle zone di ricadute delle emissioni rispetto ai cittadini residenti nella zona di controllo.

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